Incidente mortale tra uno scooter e un motociclo

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Oggetto: ricostruzione cinematica del sinistro stradale avvenuto il 27.08.2005 alle ore 19.20 sulla SS 14 all’altezza della progressiva chilometrica 135 + 150 – località Duino – territorio del comune di Duino Aurisina (TS) fra il motociclo Honda VTR 1000 Firestrom tg BD 10891 condotto dal proprietario Matteo Xxxxxxx e lo scooter Piaggio Vespa 200 tg XXXXXXX condotto da Xxxxxxx Carlo.

I MOTOVEICOLI

Motociclo Honda VTR Firestrom 1000: massa in ordine di marcia con carburante e conducente a bordo di circa 280 Kg

Scooter Piaggio Vespa 200: massa in ordine marcia con conducente e bimbo trasportato circa 220 Kg

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La relazione che segue sarà costituita da tre parti distinte in cui saranno analizzati:

1)    L’origine delle tracce gommose rilevate sul manto stradale dagli agenti di Polizia Stradale
2)    Il significato delle dichiarazioni testimoniali.
E dai punti 1) e 2) si ricaverà l’eziogenesi del sinistro ed il cinematismo
     3) Le conclusioni cui perverrà lo scrivente in rapporto a quelle ricostruite  dalla       
Polizia

Ovvia premessa è l’astensione da valutazioni di carattere emotivo e personale
 

ELEMENTI CERTI
        
Tracce e reperti pertinenti alla moto Honda

1)    Traccia di gomma, rettilinea e regolare, parallela alla linea discontinua di mezzeria e fortemente impressa dallo pneumatico anteriore della moto Honda, all’interno della propria corsia di marcia, della lunghezza di m 3 circa e distante m 1,35 dalla linea di mezzeria; l’inizio della traccia descritta appare compreso da un tratto a U descritto con  gesso bianco (v. foto)

2)     il tratto terminale della traccia in parola appare bruscamente interrotto nella sua intensità  per poi proseguire per un tratto di circa m 3 in cui la traccia di cui sopra,  in prosecuzione della stessa, appare attenuata, e pressoché rettilinea,  dopodichè
3)    in misura maggiormente marcata, la traccia prosegue  per circa m 15 m, sempre impressa dallo pneumatico anteriore della Honda,  ma con andamento decisamente curvilineo, volgente a sinistra,  e con termine a m 0,35 dalla linea di mezzeria
4)    Macchia di olio sul lato destro della traccia 3) curvilinea (v.foto)

 5)    Tracce di sfregamento di parti metalliche sulla corsia sinistra, a prosecuzione della traccia di pneumatico curvilinea, disseminate su una lunghezza di m 22

6)    Circa ulteriori m 10 percorsi dalla moto Honda dall’inizio della banchina alla stasi.

7)    Circa m 21 distanza del corpo del Xxxxxxx dall’inizio delle tracce di sfregamento della moto sul manto stradale.

Tracce e reperti pertinenti allo scooter Piaggio Vespa

8)    traccia di pneumatico tratteggiata, rettilinea e regolare, della lunghezza di m  14,70 sulla corsia di destra con andamento   obliquo verso il margine esterno del piano viabile.

9)    Posizione statica dello scooter a m 2 dal termine della traccia anzidetta.

10)Posizione del corpo del Xxxxxxx a circa m 2 alla sinistra del termine della traccia anzidetta.

Il campo in cui sono state rilevate tracce e reperti è compreso in uno spazio longitudinale di circa m 54 a partire dall’inizio della  traccia impressa dallo pneumatico anteriore della Honda corrispondente al punto d’urto.

Riepilogando le distanze, ripeto a partire dal punto d’urto:
     -   la traccia dello pneumatico anteriore della Honda per m 22
-    la Vespa in posizione statica a circa 40 m
-    il corpo del Xxxxxxx a 38 m
-    la Honda a 54 m

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Premetto che la collisione fra i motoveicoli  avvenne nel tratto iniziale, fortemente marcato, della traccia  impressa dallo pneumatico anteriore della Honda: ciò per effetto del “carico” supplementare gravante al di sopra del perno della ruota anteriore della Honda costituito dalla massa della Vespa con i suoi occupanti.
Al termine dell’ulteriore spazio 2) avvenne il “distacco” della Vespa e la ruota anteriore della Honda, risultata impedita alla rotazione dalla deformazione di ogni sua parte, tracciò il tratto 3), curvilineo.

La deviazione verso sinistra della Honda e la sua caduta a terra sul fianco destro fu  determinata dall’impulso  della collisione con la Vespa:
1)    per effetto della sua Ec  applicata in senso ortogonale alla fiancata destra della Honda
2)    unitamente al braccio costituito dalla posizione del suo baricentro sito al di sotto di quello della Honda .

Ciò  nella misura funzionale all’intensità dell’urto, all’angolo formato dai loro assi longitudinali ed alla rispettiva specifica conformazione.  

La moto, come dimostrano le abrasioni sul manto stradale rilevate sulla corsia opposta di circolazione, cadde a terra nello spazio compreso fra il termine della traccia del suo pneumatico anteriore e l’inizio della abrasioni anzidette, quindi  dopo circa m 9.

VALUTAZIONE DELLA DECELERAZIONE DELLA HONDA DOPO LA COLLISIONE

Lo spazio percorso dalla Honda dopo la collisione con lo scooter Vespa è stato compiuto in  maniera estremamente “complessa”, ovvero: non è conosciuto né accertabile il punto in cui il corpo del Xxxxxxx si  distaccò dalla moto; la moto, fino all’urto con il muretto fiancheggiante la carreggiata, percorse tratti senza lasciare traccia, altri in cui parti metalliche di essa lo fecero, altri ancora in cui fu addirittura propulsa dal contatto della frizione, in rotazione, sul manto stradale; l’ultimo, infine, in cui  “cadde” al suolo colpendo un palo in cemento sito nelle immediate vicinanze della banchina di sinistra e raggiungendo la stasi a breve distanza; senza peraltro trascurare l’energia dispersa dal corpo del Xxxxxxx nell’urto contro il palo.
Tuttavia se è certo che il veicolo raggiunse la stasi, è altrettanto certo che il valore della sua decelerazione dovrà essere  accertato e lo sarà  e verosimilmente anche verificato.

VALUTAZIONE DELLA DECELERAZIONE DELLO SCOOTER

In questo caso la valutazione è relativamente agevole in quanto esiste certezza sul percorso post collisione e sulle sue modalità: infatti la traccia tratteggiata impressa dallo pneumatico posteriore e la posizione statica risultano eloquenti.
Fra il distacco dalla moto e l’ “atterraggio” sulla ruota posteriore intercorre uno spazio di circa m 15 nel corso dei quali la Vespa, sospinta dalla moto nel suo senso di marcia,  ha ruotato in senso orario per circa 120° senza imprimere alcuna traccia sul manto stradale.

A tal proposito è doverosa una premessa critica all’operato degli agenti di Polizia: se questi avessero impiegato una minima parte del loro lavoro nel rilievo puntuale degli elementi disponibili sul campo del sinistro invece che farlo nell’analisi psicologica dell’utente tipo della Vespa, ora sarebbe a nostra conoscenza il rapporto di trasmissione inserito su questa: era sufficiente guardare la manopola di sinistra.

Ne è derivata una descrizione inutile ed errata sull’utente tipo della Vespa 200: la Vespa 200, infatti, non la 125 e/o la 150, è uno scooter di “nicchia” in genere posseduto da appassionati e smanettoni utilizzatori del pianeta Vespa.

Tornando alla omessa verifica del rapporto inserito, gli agenti hanno gravemente complicato la possibilità di risalire alla manovra che il Xxxxxxx stava compiendo.
Complicato ma non reso impossibile.
Le caratteristiche della traccia regolarmente intermittente di gomma (v.foto)

intervallata da tratti regolarmente non impressi o scarsamente impressi, convincono lo scrivente che la Vespa, al momento della collisione,  aveva inserito un rapporto molto “corto”:
ritengo che ogni tratto della traccia in esame corrisponda ad un giro di albero motore, ovvero al bloccaggio e sbloccaggio della rotazione della ruota indotto dal superamento della fase di compressione del pistone nel cilindro. In parole poverissime: la traccia equivale  al tentativo di avviamento a spinta con la 1a inserita o, al massimo, la 2a marcia.
 Essendo la Vespa uscita dall’urto ad una velocità di circa 24 m/sec, trova conferma il suo procedere in equilibrio per circa 15 m, con il Xxxxxxx a bordo; altresì – ben osservando la traccia in esame, quando questa nel tratto terminale diviene continua – che al diminuire della velocità la traccia sia divenuta continua causa l’insufficiente energia posseduta funzionale al superamento della fase di compressione nel cilindro e al mantenimento dell’equilibrio dinamico; è in questa ultima fase che il corpo del Xxxxxxx si svincolava dalla Vespa e questa cadeva a quindi a terra(v.foto).

 La tipologia della deformazione per schiacciamento dello scudo anteriore della Vespa, colpito sulla sua porzione destra dalla ruota anteriore della Honda, ha determinato la rotazione della parte anteriore della monoscocca  in senso orario: ciò dimostra che la linea dell’urto transitò alla destra del  suo baricentro.

Comincia così a prendere fisionomia la fase iniziale del sinistro.

E’ assolutamente certo che:

1)    Al  momento della collisione con la Honda la Vespa occupava circa  2 m della corsia percorsa dalla Honda (v.riproduzione in scala)

 

2)    La Vespa aveva inserita una marcia “bassa”, ovvero la prima o la seconda e, in conseguenza
3)    Procedeva a bassissima velocità ed in posizione obliqua, da destra verso sinistra,  rispetto all’asse stradale ed alla direzione del Xxxxxxx.

Fattore determinante è l’assenza di alcuna traccia di frenata messa in atto da entrambi i protagonisti negli istanti  precedenti la collisione.

Questo importantissimo fattore dimostra che il Xxxxxxx ha trovato intercettata la propria traiettoria di marcia in un tempo inferiore al suo tempo di reazione, quindi meno di 1”.

     Per osmosi dimostra come Xxxxxxx abbia potuto in meno di 1” portarsi ad interferire nella direzione di marcia della Honda.

Ne consegue che Xxxxxxx, procedendo in prima o seconda marcia a non più di 3 - 4 m/sec (11 – 15 Km/h) – velocità assolutamente pertinente al rapporto inserito -  potè portarsi da una posizione insospettabile all’ignaro Xxxxxxx, seppure anomala, a quella di collisione.
Ovvero potè percorrere in meno di 1”, obliquamente da destra verso sinistra – rispetto alla provenienza del Xxxxxxx -   parte della corsia di marcia impegnata dalla Honda (larga 3,95 m).

Per inciso, a conferma della non trascurabile componente ortogonale alla direzione della Honda costituita dalla direzione obliqua ad essa tenuta dalla Vespa, vi è la circostanza della caduta sul lato destro della Honda al distacco da quest’ultima: è stato infatti  il momento derivato dalla differente altezza dal suolo del baricentro dei veicoli a determinarla, con quello della Vespa posto notevolmente più in basso rispetto alla Honda.

Ovviamente non viene minimamente indagata né supposta la ragione di questo tipo di comportamento da parte del Xxxxxxx.

E’ da porre però in giusta considerazione, e relazione all’accaduto, quanto riferito dal teste Xxxxxxx circa l’emissione di alito vinoso da parte del Xxxxxxx: in condizioni di alterazione psichica è possibile valutare la razionalità cognitiva di un soggetto nella conduzione di un veicolo?

La calcolazione che riporto di seguito, è comunque la più plausibile in relazione a tutti gli elementi, assolutamente oggettivi,  presi in esame.

 

In essa infatti, procedendo a ritroso dalle conosciute posizioni statiche, dalle conosciute traiettorie, angoli , spazi e velocità di uscita dall’urto dei veicoli, ne scaturisce il più  realistico valore del coefficiente di elasticità dei veicoli, tendente a 0, che conferma la correttezza dei fattori introdotti e della procedura impiegata.

Ma l'elemento significativo è costituito dalla circostanza che, arretrando la Honda dello spazio corrispondente all'intervallo psicotecnico del suo conducente (convenzionalmente 1"), alla velocità da questo tenuta (circa 40 m/sec), si evidenzia come il Xxxxxxx si trovasse a marciare, seppure a velocità non trascurabile,  correttamente all’interno della propria corsia, distante circa 1,35 m dalla linea tratteggiata di mezzeria, e che giunse  alla collisione percependone l’immediata inevitabilità.

La testimonianza resa dal Podbersig appare confusa e sostanzialmente infedele alla successione dei fatti: li riferisce  differitamene al loro verificarsi (sorpassi già avvenuti da parte di entrambi i motoveicoli dei veicoli che li precedevano scambiati con  sorpassi in atto) e con  la Vespa all’interno della propria corsia.
L’inequivocabile inizio della traccia impressa dallo pneumatico anteriore della Honda sconfessa la sua dichiarazione evidentemente alterata nei ricordi dall’avvenimento certamente ad alto contenuto emozionale..

Gli appunti che rivolgo all’operato dagli agenti di Polizia sono quindi numerosi avendo fornito all’Autorità Giudiziaria un quadro totalmente errato dell’avvenimento.
Ne elenco gli errori, tutti di carattere oggettivo:

1)    Il punto d’urto: “l’urto, di forte entità, si concretizzava pressoché al centro della carreggiata“: l’olio rilevato sul lato destro della traccia curvilinea impressa dallo pneumatico anteriore della Honda dimostra che la rottura del carter della frizione è avvenuta prima. Quindi il ppu da questi proposto è errato. L’urto avvenne, come anzidetto,  all’inizio della traccia impressa dallo pneumatico anteriore della Honda, molto marcata e rettilinea: molto marcata per via della pressione impulsiva determinata dalla massa della Vespa sulla ruota della Honda; rettilinea perché non rientra nei poteri del conducente una moto mutare di direzione quando la ruota anteriore è impedita alla rotazione (bloccata).
2)    Ne deriva anche l’apprezzamento, errato, “..il veicolo A (motociclo Honda) impegnava l’urto con la sola parte anteriore, a seguito del quale spezzava la forcella anteriore che, divelta e rotta veniva rinvenuta… “: la forcella, dopo l’urto, seppure deformata, rimase in sede e lo prova la presenza della traccia impressa dallo pneumatico anteriore dopo la collisione. In realtà la forcella si è distaccata dal telaio causa l’urto sul muretto sito sul lato sinistro della carreggiata.
3)    La traccia in parola è stata impressa dallo pneumatico anteriore e non posteriore come da questi affermato: la larghezza dell’impronta lo dimostra.
4)     L’urto non è avvenuto in prossimità della mezzeria, come da questi affermato, bensì quando la Honda marciava a circa 1,35 m da questa e la Vespa , in posizione obliqua, ne occupava almeno 2 m.
5)    Questi hanno omesso di disporre  l’accertamento sul contenuto alcolico sul corpo del Xxxxxxx nonostante l’esplicita testimonianza del Xxxxxxx (art 186/2°).
6)    Questi hanno omesso di proporre la contestazione all’art 143/11° da parte del Xxxxxxx quale unica e vera ragione dell’accadimento.