La presente a critica della CTU.....

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Sinistro del 16.05.2003 sulla SS 16 , civico 689 in Roseto degli Abruzzi.
Dovendosi intendere la presente a critica della perizia Xxxxxxxx ed integrazione della mia memoria già in Vs possesso.
Essenzialmente la perizia redatta dal sig Xxxxxxxx basa le risultanze su di un risultato prefissato: Xxxxxxxx procedeva a 47 Km/h, ovvero entro il limite di 50 Km/h vigente sul luogo dell’evento.
Fissato il risultato, il cinematismo è stato “adeguato” alla bisogna.

Il sig Xxxxxxxx, infatti, ha dapprima bellamente ignorato due aspetti fondamentali alla fondata e fedele ricostruzione dell’evento:

1) Xxxxxxxx afferma di essere ripartito quasi da fermo al verde del semaforo con il 1° rapporto inserito.

2) Xxxxxxxx afferma di aver iniziato la manovra di svolta quando la corsia opposta era libera.

E ne ha inserito inoltre due infedeli,funzionali al risultato da conseguire(foto 1 pag 3 Xxxxxxxx: 65-70 m):

- la distanza del possibile avvistamento è, almeno, di 80/90 metri circa dalla posizione del capo del motociclista (in prossimità del centro della carreggiata avendo – sue dichiarazioni – superato a sinistra l’autocolonna ferma al rosso del semaforo). Altrettanti da parte del Xxxxxxxx dalla sua posizione, omologa a quella del motociclista.
Tale distanza, ovviamente, ponendosi all’altezza dell’ingresso Xxxxxxxx è superiore ai rilevati 80 – 90 m.

- la decelerazione nel corso della scivolata a terra precedente la collisione contro il paraincastro dell’autocarro , indicata in 5 m/sec², comporta un coefficiente di rallentamento f di circa 0.5 in luogo del comunemente accettato 0,3 (metallo-asfalto)

Infine, individuo un apprezzamento subdolo e pretestuoso (punto 4 pag 3 e 4) relativo alla presunta limitata visibilità in avanti da parte del Xxxxxxxx per la presenza di altri veicoli che lo precedevano: dalla sua elevata posizione di guida non aveva alcuna limitazione nella profondità di avvistamento.

Ciò premesso, appare superfluo argomentare e/o confutare ulteriormente punto su punto la relazione Xxxxxxxx.

Sarà invece opportuno meglio informare il Giudice sugli argomenti che seguono:

1) La moto Buell X1, di 1203 cc esprime la sua potenza di circa 100 cv a soli 6.600 g/min e dispone di una coppia motrice max di oltre 11 Kgm; in prima marcia supera i 90 Km/h con una spinta esuberante e vigorosissima determinata proprio dalle caratteristiche anzidette. Al fine di “visualizzare” e rendere ben comprensibili al Sig Giudice le anzidette peculiarità, sarà agevole riferirsi alle comuni esperienze di comuni automobilisti quando, in città o fuori, vengono superati da urlanti maxi moto sportive, carenate e vistosamente colorate: ebbene, tali moto, di cilindrata compresa fra i 600 cc e 1000cc, esprimono la loro potenza massima di 100/140 cv a circa 14.000 g/min e la loro coppia motrice (ovvero la “corposità” della spinta) è compresa fra i 6,5 ed i 10 Kgm.
Il raffronto fra queste ipersportive e la Buell condotta dal Xxxxxxxx è impietosamente favorevole alla Buell, ma non per le prestazioni in assoluto, quanto per la agevole fruizione di 100 cv disponibili ad ogni partenza dal semaforo e sulle nostre strade: 100 cv e tiro da “mulo” sempre ed agevolmente disponibili. Questa costosa e, per alcuni aspetti, raffinata e molto poco diffusa moto è generalmente posseduta da autentici “intenditori”; persone esperte in possesso di cognizioni tecniche e capacità di guida al di sopra della media.

2) Il motociclista Xxxxxxxx, giunto all’accensione del verde del semaforo – distante circa 120 m dal punto dell’urto – con il primo rapporto già inserito ed affiancato alla sinistra della prima delle auto incolonnate, scatta rapidamente in avanti così da sottrarsi al risuperamento alla sua destra da parte delle auto già superate: la coniugazione del governo della brutale accelerazione con la percorrenza della curva volgente a sinistra che immette sul tratto rettilineo teatro dell’evento, solitamente non permette al guidatore l’osservazione del panorama antistante.

3) percorsi 55 – 60 m, raggiunti i 90/100 Km/h ed il tratto rettilineo nel tempo di circa 4/4,5”, trovandosi quindi a 60 m dal luogo della collisione, nell’alzare lo sguardo vede l’autocarro che inizia la svolta a sinistra.

4) Xxxxxxxx, ignaro del sopraggiungere della moto, frattanto prosegue il perfezionamento dell’attraversamento della opposta corsia di circolazione (circa 1” a 5 m/sec = circa 18 Km/h)

5) Xxxxxxxx nel reagire all’ostruzione della sua corsia scorge anche la presenza del rimorchio (circa 1” = circa 25/28 m)

6) Xxxxxxxx, ormai giunto a circa 30-35 m dall’ostacolo, ha dato effetto ad una energica e disperata frenata combinata alla decisione di cadere a terra preventivamente (circa 0,5” ed ulteriori 12 m in decelerazione ed avvicinamento all’autotreno).

7) La moto ed il motociclista, a terra, strisciano per i restanti circa 18– 22 m riducendo ulteriormente la velocità fino a 19 m/sec (69 Km/h).

8) La moto (calcoli allegati) dispersa per il 97% la sua Ec nella collisone pressoché anelastica con il paraincastro dell’autocarro, impiega la rimanente (808 J) per raggiungere la stasi a 5,45 m sul limite esterno di sinistra del piano viabile per un angolo di uscita dall’urto stimabile dalle foto di circa 60°.

L’ ipotesi Xxxxxxxx della velocità di 25 – 30 Km/h all’urto, neanche pertinente a quella iniziale di 47 Km/h, trova implicita smentita dall’assenza di fattori integranti il valore della velocità in parola, e quindi del rilevante valore di energia, e quindi velocità, che la moto ha dissipato:

1) nel rallentamento precedente la caduta a terra;
2) nell’urto contro il paraincastro (individuo danni gravi alla rigida struttura motociclistica scarsamente deformabile) contro l’autocarro
3) quella percepita dal paraincastro stesso sollecitato e deformato nella sua parte estrema di destra assialmente, ovvero quella che offre la maggiore resistenza alla compressione, ad evidente e violenta compressione (riferibile al trave caricato in punta)
4) quella, infine, che ha impiegato nello spazio che l’ha portata alla stasi.

Ravviso, sulla base della descritta analisi dell’evento, non attendibili, fuorvianti, strumentali e non pertinenti alla sua eziologia sia la relazione Xxxxxxxx che l’oggettivamente immotivata posizione sanzionatoria dell’organo di Polizia nei confronti del Xxxxxxxx.